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Non c’è alcun dubbio, lo sento

Magari sono l’unico a non aver mai saputo una cosa del genere, ma leggere, dopo così tanti anni, una certa notizia porta con sè un po’ di sorpresa: tutti ricorderanno nel film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio il nome del supercomputer, protagonista del celeberrimo ammutinamento nell’astronave. Si chiamava HAL 9000. Ebbene, sembrerebbe che venne battezzato così, leggo, in maniera allusiva per far un chiaro riferimento all’IBM, la multinazionale statunitense dell’informatica. Per quale motivo, dite? Ma perché HAL non sono altro che le tre lettere dell’alfabeto che precedono, rispettivamente, quelle che compongono la sigla IBM. Semplice, semplice. Sarà vera questa notizia oppure possiamo catalogarla nelle più classiche delle boutade?


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Tempismo perfetto

Ormai è evidente: la stabilità del governo nuoce alla lotta contro le mafie. Ad ogni cambio di governo ne beccano uno. Non può essere più un caso.

Le elezioni politiche del 2006 per il rinnovo dei due rami del Parlamento della Repubblica Italiana si sono tenute il 9 e il 10 aprile. L’11 aprile 2006 le forze dell’ordine decidono di eseguire il blitz e l’arresto di Bernardo Provenzano.

Il governo Monti viene nominato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 16 novembre 2011. Il 7 dicembre 2011 l’imprenditore cammorista Michele Zagaria viene arrestato durante un’operazione congiunta di Polizia e Carabinieri nella città di origine Casapesenna (CE).


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Quel che è accaduto a NY

Ho aspettato ben due settimane prima di raccontare qualcosa dell’esperienza americana. Ancora adesso, mentre provo a mettere per iscritto qualche pensiero, debbo cercare di essere distaccato, freddo e spensierato per non essere investito da tanta gioia ed emozioni così forti come quelle provate durante tutta la permanenza a NY.

La maratona di New York è una gigante festa; si inizia ad essere febbrilmente coinvolti almeno una settimana prima. Manhattan si popola di runners-turisti e quel che accade la prima domenica di novembre, ogni anno, per la gran parte dei newyorkesi è un appuntamento fisso e imperdibile: si blocca il traffico, si ferma la metropoli; si attendono, lungo le strade del percorso, gli oltre 45.000 runners provenienti da ogni angolo del pianeta per assisterli ed incitarli.

La maratona di New York significa correre i leggendari 26.2 miles attraverso i 5 distretti: Staten Island, Brooklyn, Queens, Bronx, Manhattan. Un divertimento assoluto è stato passare tra le vie di Brooklyn, con due ali di folla ai bordi della strada che ti avvolgono come succede ai ciclisti quando si arrampicano lungo i valici nelle tappe di montagna.

La maratona di New York si snoda lungo un tracciato che risulta, se non il più difficile al mondo, almeno uno tra quelli più impegnativi (eccome se si è sentito) con i suoi 5 ponti (il Verrazano Bridge alla partenza, il Pulaski Bridge alla mezza maratona, il Queensboro Bridge al 25° km, il Willis Avenue Bridge e il Madison Avenue Bridge, dopo il 30esimo km, zona Bronx). Il più duro di tutti è il Queensboro Bridge con la sua salita interminabile ma vale la pena soffrire per quel tipo di esperienza (dura) che ti regala. E’ stato come vivere una fase mistica: impagabile l’ascolto di quel silenzio assoluto accarezzato dal vento, fatto di sudore, lacrime e fatica mentre sopraggiungevano i primi dolori. Uscire dal tunnel fatto di ferro e sbucare sulla 1st Avenue, è tutto quello che si può immaginare di vivere al massimo durante una maratona: adrenalina pura e gioia infinita di essere, a quel punto, non più lontani dal realizzare quel sogno cullato per tanti, troppi anni. Ed esserci, finalmente.

La maratona di New York è quella gara in cui speri non solo di concluderla (obiettivo minimo) ma di stabilire, perché no, anche il nuovo primato personale. Avevo sperato di transitare a metà gara entro 1h43’30″, ed invece ho fatto meglio: passaggio ai 13.1 miles in 1h41’13″. Ho concluso con un divario del coma (cit.) pari a 6’31″, una piccola debacle, ma il tempo buono accumulato in precedenza mi consentiva di completare la mia prima NYCM con un nuovo personal best sotto le 3h30′, per la precisione 3h28’57″. Bellissimo.


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L’ultimo allenamento made in Italy

Approfittando della giornata di festa, ho portato a termine il mio ultimo allenamento impegnativo prima di lasciare l’Italia.
21.12 km ricoperti in 1h31’17″.
Le sensazioni non sono state cattive: ho cercato di scegliere un percorso fatto da lunghi tratti in falsopiano. Il tempo impiegato, la fatica accumulata ma contenuta e i pochi (nonché piccoli) fastidi muscolari percepiti mi lasciano ben sperare per l’obiettivo prefissato per domenica prossima, quello di abbassare il record personale fermo a 3h43’02″. Sarebbe fantastico transitare a metà gara entro 1h43’30″ in quanto dovendo percorrere le due metà uguali… E’ un obiettivo molto ambizioso ma tentare si deve.


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Aspettando il viaggio

Prima di ogni buona partenza si compone una lista. La lista delle cose che è indispensabile portare con sé, se non si vuole rovinare la festa fin dall’inizio. La mia, per il viaggio imminente di giovedì prossimo*, dice:

- adattatore presa elettrica ITA-USA per il relativo smartphone (la macchina fotografica, stavolta, mi sa tanto che rimane a casa perché superata dalla maggiore praticità dei maledetti piccoli pc travestiti da cellulari): ok;
- guanti e cappellino (ché non si sa mai, dovesse fare un freddo becco): ok;
- abbigliamento sportivo di vario tipo e doppio paio di scarpe da running (di cui il primo, quello per la gara, assolutamente non imbarcabile in stiva ma già riposto nel bagaglio a mano): ce l’ho;
- qualche biglietto verde (molto più affascinanti dei nostri euro): ok;
l’ESTA (che non ho ancora capito bene se è una tassa di soggiorno oppure una presa per il culo): ce l’ho.

Anche per il resto sembra che ci sia davvero tutto. Ragion per cui sono pronto.

Let’s go!

*E’ ancora presto per annunciarlo, ma ormai manca poco.


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Una mela per Steve

Tra le tante parole di commiato spese, ci piace porre l’accento su di un gesto che può benissimo essere interpretato come un ultimo saluto. Quello di un uomo folle: ha corso una mezza maratona disegnando, con la traccia del suo GPS, una mela sulla mappa di Tokyo.


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33° Maratonwarszawski

Difficilmente una giornata come quella vissuta ieri sarà dimenticata. Per svariati motivi. Mi trovo a Varsavia e per la mia prima volta, all’estero, ho corso una maratona. Era difficile da prevedere anche un inizio di giornata così: temperatura alla partenza piu’ che ideale, con i suoi 10-12 °C, cielo terso, vento (come dicono gli addetti ai lavori) nullo. Stavolta, in gara, mi prefiggevo altri obiettivi: accompagnare due persone al traguardo. La prima: la cognatina nipponica. Epperò, due giorni prima della partenza – a causa del primo malanno di stagione -, si sdraiava con febbre, affaticamento e senso di spossatezza per cui rinunciava definitivamente alla gara, con mio sommo dispiacere: l’obiettivo di farla scendere sotto le 4 ore di gara, grazie al mio sostegno e alla mia vicinanza durante tutti e i 42,195 km, è stato rinviato alla prossima utile occasione. Peccato.

Il secondo obiettivo: il fratello minore. Al debutto sulla distanza, non me lo aspettavo, si è difeso molto bene col suo ritmo mantenuto costante con attenzione e perseveranza, ma la mannaia, il muro fisiologico del 30esimo km, lo costringeva a rallentare pesantemente; al che, dopo altri 5 km di vicinanza, mi staccavo da lui (fino a quell’istante, ai 35 km, siamo andati di pari passo). Con un discreto colpo di coda, il debuttante di famiglia chiudeva la sua prima prova sulla maratona con un non disprezzabile tempo: 3:52:26.

Quanto a me, ho provato ad avvicinarmi, se non alle 3:30 (al momento obiettivo impossibile), quantomeno alle 3:40, ma la stanchezza e i non troppi lunghi nelle gambe svolti in allenamento non hanno dato scampo: con un’immane fatica arrivavo al traguardo, riuscendo a chiudere, a stento, col nuovo personale sulla distanza di Filippide, con un tempo di 3:43:02. Da salvare, oltre al new personal best, il finale in leggerissima progressione che mi lascia ben sperare per il prosieguo dell’avvicinamento alla gara della vita: quella NYCM 2011, per il prossimo 6 Novembre, da chiudere almeno sotto le 3:40. Ci proveremo gettando anima e corpo oltre il traguardo.

Intanto a poco piu’ di 500 km da qui, a BERLINO, l’immenso Patrick MAKAU demoliva il primato del mondo sulla maratona in una prestazione da sogno: 2:03:38.

Provate a seguire (minuto 2:00) il cambio di ritmo: una vera e propria frustata inflitta ad un già sofferente (ed ex, ormai) primatista del mondo Haile GEBRSELASSIE.
Uno scatto da manuale (e da vero killer). Immagini sublimi per chi ama, come noi, star lì a soffrire nel correre così tanto e a lungo.

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Lippy Kids

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Genetliaci podistici

Compiere 33 anni, oggi, e augurarsi uno stato di salute invidiabile per vivere decisamente meglio e a lungo, percorrendo altrettanti km: è il nostro modo di festeggiarli, questi anni che passano. Brava cognatina.


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Del bel paese là dove ‘l sì suona

Fatto: 4 squillanti sì.


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