Ciri a testra

Non li ho mai potuti digerire perchè li ho sempre trovati oggetti completamente inutili e un tantinello stupidi. Se poi parlano anche con un accento vagamente teutonico come nelle frasi che seguono, il mio spirito di sopportazione va sotto i piedi:

– fra tue cento metri ciri a testra (ciri che?);
– se è possibile, fra tre cento metri effettui una conversione a U (spiacente, sono ateo);
– abbassare il volume (ok, mi taccio: è anche indisponente, eh?);
– tra tue cento metri prenda a testra (che devo prendere?);
– ora svolti stretto a sinistra (stretto, in che senso?);

La sua degna fine? L’avrei preso con estrema veemenza e con sublime piacere a randellate ma il mio collega alla guida, nonchè proprietario del coso, ci sarebbe rimasto troppo male. Dice che l’ha avuto in regalo. Dalla fidanzata.

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Tornando a casa

Siamo solo al cinque di Luglio e ne ho già  fin sopra le balle dell’entrata in vigore dell’orario ferroviario estivo (il primo di questo mese).
Per dire, ieri sera, per trenta secondi di ritardo trenta, ho dovuto attendere il treno successivo che mi ha riportato a casa, stravaccato su una panchina, in uno stato tra il pietoso e il vegetativo per più di un’ora. Una esagerazione, mi pare.
Dicono che bisogna aspettare visto che fa caldo e tanti dipendenti delle ferrovie sono in ferie, ma io di questi tempi ho sempre troppa poca voglia. Per il momento, solo di aspettare.

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Fine della corsa

Ero rimasto a quelli del CEPU che aiutavano Pinturicchio a studiare l’inglese. Adesso invece scopro (per la verità  la notizia è parecchio vecchia, ma fa uguale) che sono quegli aggeggi infernali (e che, pare, servano a ben poco) che hanno fatto la loro comparsa anche in alcuni punti della tratta autostradale Napoli – Roma. Occhio, dunque, chè stavolta li hanno installati sul serio.

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