La sottile linea

Talvolta, è sufficiente ricevere una telefonata per farla finita:

Lei: Senti M., debbo dirti una cosa. C’ho un altro.
Lui: Oilà, questo non me l’avevi mai detto.
Lei: No. Lo so.
Lui: E da quando?
Lei: Be’, è da un po’, però non è che questo, adesso, fra noi, deve portare a cambiare improvvisamente tutto.
Lui: Sì.
Lei: Noi due potremmo comunque rimanere amici.
Lui: Sì.
Lei: Io ci tengo a te, M., non ti voglio perdere. In fondo tre anni sono tre anni, eh. Che dici M.?
Lui: Che dico? Poche parole: ti saluto, A.

Fateci caso: finiamo per porre sempre la stessa domanda tanto cretina quanto inutile: da quando? Ma perché?

Dev’essere, forse, un modo che abbiamo noialtri di soppesare il nostro personale livello di distrazione – a voler essere buoni – per non aver avvisato prima alcun cambiamento, per non aver avuto alcun sospetto.

Mah.

Poi, chissà, vai a sapere perché si pongono certe domande.

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4 pensieri riguardo “La sottile linea

  1. “non far domande non udrai menzogne” saggio uomo, Zefi.
    Il problema è che a volte si ha bisogno di udirle quelle menzogne.
    Poi magari, mentre ce le dicono, pensiamo “mi sta raccontando una balla”, ma a volte è necessario essere fatti “fessi e contenti”, anzi, io rimpiango il fatto che quasi mai ci sono riusciti.

  2. che poi l’unica cosa giusta che diceva sempre mio padre
    a proposito di domande:

    non far domande non udrai menzogne

    non so perchè mi è venuto in mente
    io una volta ho fatto una domanda di troppo
    e
    mi sono beccata un addio
    magari se stavo zitta!!!

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