Hotèl meeting

Le colleghe che, talvolta, mi hanno sentito canticchiarla in ufficio sono perplesse sul mio stato di salute mentale: “ma dove caspita le prendi certe canzonette?”; non so bene quale stravagante associazione di idee, in questi giorni, me l’abbia conficcata in testa ma adesso non riesco più a liberarmene e non posso fare a meno di stare qui a riascoltarla:

Io lavoro al bar d’un albergo a ore porto su il caffè a chi fa l’amore.
Vanno su e giù coppie tutte eguali, non le vedo più manco con gli occhiali.
Ma sono rimasto lì come un cretino vedendo quei due arrivare un mattino:
puliti, educati, sembravano finti sembravano proprio due santi dipinti.
M’han chiesto una stanza gli ho fatto vedere la meno schifosa, la numero tre.
E ho messo nel letto i lenzuoli più nuovi poi, come San Pietro, gli ho dato le chiavi
gli ho dato le chiavi di quel paradiso e ho chiuso la porta, sul loro sorriso.
Io lavoro al bar di un albergo a ore porto su il caffè a chi fa l’amore.
Vanno su e giù coppie tutte eguali non le vedo più manco con gli occhiali.
Ma sono rimasto lì come un cretino aprendo la porta in quel grigio mattino,
se n’erano andati, in silenzio perfetto, lasciando soltanto i due corpi nel letto.
Lo so che non c’entro, però non è giusto, morire a vent’anni, e poi proprio qui.
Me li hanno incartati nei bianchi lenzuoli e l’ultimo viaggio l’han fatto da soli:
né fiori, né gente, soltanto un furgone, ma là dove stanno, staranno benone.
Io lavoro al bar d’un albergo ad ore porto su il caffè a chi fa l’amore.
Io sarò un cretino ma chissà perché non mi va di dare la chiave del tre!

[audio:http://dalianera.eu/wp-content/uploads/Albergo a ore.mp3]
Herbert Pagani – Albergo a ore

rifacimento, in lingua nostrana, del pezzo francese di:

[audio:http://dalianera.eu/wp-content/uploads/Les Amants D’un Jour.mp3]
Edith Piaf – Les Amants D’un Jour

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KJ al San Carlo vol.1

Stavo leggendo un po’ di feed arretrati quando ho appreso questa notizia. Che ve lo dico a fare, stento ancora a crederci: un sogno di una vita, una speranza lungamente inseguita, l’idea che un giorno potessi risparmiarmi cento e più km per ascoltare la sua musica nella mia città, Napoli, nel teatro più antico del mondo, il Teatro San Carlo, il suono di un nero steinway & sons, il suo desiderio feroce ancora una volta condiviso dal vivo. Tutto questo e altro ancora giungerà come un regalo inatteso se mi permetteranno di acquistare in queste ore, anche a peso d’oro, un biglietto; poi, riuscire a sopravvivere a quella serata, be’, questo è un altro discorso.

Aggiornamento: fatto, giusto in tempo. Ho anch’io il mio biglietto. Sarò lungo la fila 10, posto n.7. Il mio numero preferito. Un buon presagio.

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