Aspettando il viaggio

Prima di ogni buona partenza si compone una lista. La lista delle cose che è indispensabile portare con sé, se non si vuole rovinare la festa fin dall’inizio. La mia, per il viaggio imminente di giovedì prossimo*, dice:

– adattatore presa elettrica ITA-USA per il relativo smartphone (la macchina fotografica, stavolta, mi sa tanto che rimane a casa perché superata dalla maggiore praticità dei maledetti piccoli pc travestiti da cellulari): ok;
– guanti e cappellino (ché non si sa mai, dovesse fare un freddo becco): ok;
– abbigliamento sportivo di vario tipo e doppio paio di scarpe da running (di cui il primo, quello per la gara, assolutamente non imbarcabile in stiva ma già riposto nel bagaglio a mano): ce l’ho;
– qualche biglietto verde (molto più affascinanti dei nostri euro): ok;
l’ESTA (che non ho ancora capito bene se è una tassa di soggiorno oppure una presa per il culo): ce l’ho.

Anche per il resto sembra che ci sia davvero tutto. Ragion per cui sono pronto.

Let’s go!

*E’ ancora presto per annunciarlo, ma ormai manca poco.

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Accerchiati

Venezia si candida come sede ospitante dei XXXII Giochi Olimpici e Paraolimpici del 2020. E questo lo si sa. Quello che però non si sa, ma forse mi sbaglio io, è che i cerchi olimpici sono 5 e nel logo proposto manca quello nero: suppongo faccia parte di una chiara (si fa per dire) dimenticanza, non proprio bella da vedere (ché da queste parte si fa presto a pensar male delle opere non riuscite).

Aggiornamento: la scritta Venezia | 2020 mi dicono che è nera, dunque, i colori ci son tutti. Ok, adesso ho capito.

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Numer Startowy 6147 vol.2

Porto a casa un tempo mostruoso, pur essendomi presentato fuori allenamento: la mia prima mezza maratona (21,097 km) in 1h46’58”. Dire che sono soddisfatto è poco, cammino a poco più di un metro da terra.

(Non avrei mai pensato che trovando il giusto equilibrio tra mente e corpo, attraverso la corsa, sarei arrivato ad apprezzare la fatica fisica) (cit. di Piero Canini tratta da Runner’s World Marzo 2010).

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Numer Startowy 6147

Mancano solo sette giorni alla partenza; domenica prossima, intorno alle ore 10, inizia la gara, la Warsaw Halfmarathon 2010, che solo dio sa perché mi ci sono iscritto. Certo, per farsi del male ci si poteva organizzare anche per una località più vicina, non c’era poi tutta questa necessità di andare fin lì, ma – almeno per me – si finisce sempre di dir di sì alle provocazioni. In più, ho accettato di partecipare anche per un altro motivo: volete mettere lo strazio ulteriore di correre ad una temperatura sotto lo zero? Sarà uno spettacolo avvilente. Obiettivo minimo? Terminare la corsa: già, cerchiamo almeno di arrivare al traguardo. Completamente rotto, sì, ma almeno portiamo a casa l’intero percorso.

Restate sintonizzati ché ci sarà da ridere.

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KJ al San Carlo vol.3

Ci siamo. Tutto è pronto. Sul palco spengono le luci. Il buio si diffonde nel teatro avvolto da un silenzio surreale.

Tengo o’ fridd’ n’ cuoll.

Parte il primo timido applauso, poi il fragore.
Ancora il silenzio.

Inizia.

Se dietro le quinte non hanno commesso errori, il post che state leggendo è stato pubblicato mentre il tenutario siede sulla poltrona, già da un’ora abbondante, in quel luogo per cui Stendhal, un giorno, scrisse:

“… Non c’è nulla in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la pallida idea. Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita…”

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KJ al San Carlo vol.2

E’ da anni che va dicendo una cosa del genere, e rimanere impressionanti, adesso, stona un po’: non la si può chiamare, questa, una provocazione. Vabbé, poco male, risulta comunque una succosa intervista al musicista che, tra l’altro, dice:

spero che a Napoli, nel teatro dove da Rossini in poi sono passati tutti i più grandi, potremo vivere tutti insieme un’altra notte da ricor­dare. Arriverò almeno tre giorni prima, come faccio sempre, perché non ho bisogno di prova­re ma di camminare per le strade, ascoltare i rumori. La musica di una città è nel­la sua aria: basta saperla ascoltare. Ecco perché la glo­balizzazione è così terribile: un solo mondo, una sola lin­gua? Una noia inimmaginabile […] Sostenere che il pianoforte è obso­leto è la negazione della mia visione della musica. Suonare è un atto estre­mo, voglio trascendere le possibilità fi­siche del mio piano, voglio che suoni come una voce umana.

Mentre si accinge a festeggiare i suoi 64 anni (auguri) oggi, lo si attende con un’ansia che vi lascio solo immaginare. I biglietti del concerto napoletano di lunedì 18 sono andati via come il pane, acquistati da ogni parte dell’Europa e finanche da appassionati statunitensi (qui).

Mi auguro solo di non trovarmi seduto accanto ad una persona con troppa irrequietezza. Basta la mia.

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KJ al San Carlo vol.1

Stavo leggendo un po’ di feed arretrati quando ho appreso questa notizia. Che ve lo dico a fare, stento ancora a crederci: un sogno di una vita, una speranza lungamente inseguita, l’idea che un giorno potessi risparmiarmi cento e più km per ascoltare la sua musica nella mia città, Napoli, nel teatro più antico del mondo, il Teatro San Carlo, il suono di un nero steinway & sons, il suo desiderio feroce ancora una volta condiviso dal vivo. Tutto questo e altro ancora giungerà come un regalo inatteso se mi permetteranno di acquistare in queste ore, anche a peso d’oro, un biglietto; poi, riuscire a sopravvivere a quella serata, be’, questo è un altro discorso.

Aggiornamento: fatto, giusto in tempo. Ho anch’io il mio biglietto. Sarò lungo la fila 10, posto n.7. Il mio numero preferito. Un buon presagio.

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